check
LA STORIA
10:33

La storia

foto_antica

L'antica via San Nicolo

L'Hotel Continentale è l'ultimo albergo rimasto in Via San Nicolò.
Il decoroso edificio situato al n.25 (tavolare 705) di Via S. Nicolò,
risulta costruito negli anni tra il 1875 ed il 1880, su progetto dell'architetto Giovanni Righetti, al posto di un vecchio stabile di proprietà di famiglie israelitiche, delle quali ultima pare sia stata quella dei Guetta.

In merito alla sua destinazione ad albergo, già nel 1905 al pianterreno esisteva il ristorante Berger di cui era proprietario o gerente Luigi Toniatto (scritto Toniato) che in seguito aprì l'albergo a proprio nome. Tale denominazione venne mantenuta fino alla prima guerra mondiale (o poco prima); da allora assunse quello di Continentale, mentre il ristorante venne gestito da Carlo Zanon, pare fino al termine dell'ultima guerra. L'edificio che fa angolo tra le vie S. Nicolò e S. Spiridione (in pieno centro cittadino) è alto quattro piani dei quali solo il secondo è dotato di poggioli, due per lato: è, inoltre, provvisto di ampie finestre agli angoli. Quelle a bifora si aprono sui balconi e sono sormontate da pregevoli medaglioni che contengono delle graziose figure ritratte di profilo a mezzo busto.

Dal libro di: Pietro Covre
L'antica via San Nicolò
editore: Il Ramo D'Oro


Il Poeta e l'Amante

In via San Nicolò sorge l'Hotel Continentale, un tempo denominato "Al Buon Pastore". Nel 1878 non era l'elegante albergo di oggi, ma per una "coppia clandestina" andava più che bene. La coppia in questione era formata da Giosuè Carducci e della sua musa ispiratrice "Lina" (al secolo Carolina Cristofori in Piva, madre di tre figli e moglie di un funzionario statale di Rovigo).

I due amanti avevano organizzato il furtivo viaggio a Trieste il 7 luglio del 1878 - dopo un fitto, segreto scambio di lettere - e viaggiavano naturalmente in incognito strettissimo. Ma il giorno dopo il loro arrivo vennero "scoperti" da un giornalista dell'"Indipendente" e la notizia della presenza in città del grande poeta si sparse in un baleno.

Accompagnati da Attilio Hortis e Giuseppe Caprin, la coppia visitò la città, il castello di Miramare, San Giusto ed il cenotafio del Winkelmann sempre seguiti ed applauditi da una folla festante e chiassosa, così addio alla privacy! Il giorno successivo visitarono Capodistria sempre accompagnati dai due "Virgili" e sempre circondati dalla solita folla festosa e curiosa. Partirono da Trieste il giorno 11 fra un coro gioioso di arrivederci ma Giosuè Carducci, evidentemente, non gradì e non ritornò mai più a Trieste.

Dal libro di: Halupca e Veronese
Trieste Nascosta
editore: Lint


Da Grand Restaurant Berger a Albergo Continental

Birreria Berger (o Bierhalle). Già nominata nel 1880 con sede in via S. Nicolò n. 17 (angolo via S. Spiridione). Questo famoso locale in quell'anno era gestito dalla vedova Maria Koller. Nel 1908 sotto l'insegna di Grand Restaurant Berger, la birreria prosperava sotto la direzione dell'albergatore Luigi Toniato. Ebbe grande rinomanza e prestigio fino alla prima guerra mondiale.

P.C.
L'albergo Continental iniziò la sua attività come Hotel Toniato al n.25 della via S. Nicolò nell'anno 1909 e 1910, al posto della Birreria Berger, allora diretta dallo stesso Toniato. Dopo quest'ultima data assunse la nuova denominazione di Continental. L'edificio che lo ospita è un bel palazzo costruito nel 1875 su progetto dell'architetto Righetti. In una pubblicità del primo dopoguerra l'albergo appare come fondato nel 1875, ma probabilmente questa data si riferisce al solo ristorante. L'albergo è tuttora in piena attività e rappresenta un notevole punto di riferimento per tutta la via S. Nicolò. P.C. (Collez. P. Covre)

Tre tipici “Ober”, camerieri del buon tempo antico, in atteggiamento di annotare le ordinazioni della clientela. Indossano la marsina d'obbligo, con le code, lo sparato bianco con la farfallina nera di seta, il panciotto abbottonato basso. Erano i “capi camerieri”, provvisti di enormi portafogli “a folò” per gli incassi, che dirigevano con un cenno o con un moto del capo una schiera di giovani apprendisti, pronti e premurosi, i quali si muovevano rapidi, in silenzio, prendendo nota di quanto dicevano i clienti ma riferendo al “superiore” senza mai prendere affrettate iniziative. Di solito i camerieri dei grandi ristoranti triestini parlavano il tedesco, molti l'ungherese, quasi tutti si destreggiavano bene con il francese e persino con l'inglese. Perché s'erano fatti la professione a bordo delle navi della marineria triestina. A.S (Collez. F. Castello)

Dal libro: Le Insegne dell'Ospitalità
Due Secoli di esercizi pubblici a Trieste
editore: Lint